La frase-chiave è “Tutto molto bello”. Ci sta dentro non solo il titolo del secondo film di Paolo Ruffini, che dal 9 ottobre sarà nei cinema interpretato anche da Frank Matano e Scintilla,  ma tutta una positività da teorizzare e usare. «Anche come una clava, se necessario», dice il comico

Cosa significa, Ruffini?
Diciamo che “Tutto molto bello” lo puoi dire sarcasticamente se ti si fora una ruota, o lo puoi dire di cuore perché hai capito che stai vivendo un attimo felice e te ne accorgi, cosa non scontata. Volevo raccontare  la gioia di vivere!

Ed una gioia ben sintetizzata in una nascita?
Assolutamente sì, la nascita di un bambino è una di quelle cose per cui val la pena di amare sempre la vita. Io non ho figli, ma mi sentivo pronto a fare il padre. Almeno sul set.

E in tutto questo cosa c’entra  Pupo che recita se stesso?
Quando ho chiamato Pupo al telefono e gli ho detto chi ero, lui ha pensato di parlare  con Ruffini direttore Rai. Poi ha capito, gli hanno parlato bene di me però la trattativa si è fermata quando lui ha saputo che avrebbe dovuto quasi lavorare gratis. Ma poi gli sono evidentemente piaciuto, “per la mia energia”, mi ha detto. L’ho adorato per la sua autoironia ed è anche bravo.

Cosa voleva cambiare rispetto al primo film?
Volevo stavolta abbinare la risata alla commozione, sono cresciuto con i film di Bud Spencer e i film che amo di più sono “La via è bella” e “Un sacco bello”: volevo parlare di bontà e felicità.

Perché?
Perché sento che la mia missione è migliorare la vita della gente. Più che mai oggi in un momento in cui molti sono arrabbiati, tristi e sprecano un sacco di energie a demolirsi.

MetroNews.it

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